Grazie alla collaborazione con il Circolo "L'Infinito Teatro del Cosmo" vi propongo gli articoli di Vincenzo  Zappalà  "Che fai tu, luna, in ciel ?"  

 

FATTI E MISFATTI, VERITÀ E FALSITÀ, MITI E LEGGENDE SUL NOSTRO SATELLITE     (1^ PUNTATA)  

Rendiamo omaggio al solstizio d'estate riproponendo questo breve trattato sulla Luna scritto una decina di anni fa. Se, durante le tiepide notti d'estate, vi capiterà di soffermarvi ad ammirare la nostra candida e romantica compagna di viaggio, dimenticate per un attimo le argomentazioni scientifiche che state per leggere e, semplicemente, godetevi l'effetto che avrà su di voi l'emozione che solo lei sa regalarci!

 

INTRODUZIONE   

Lo stimolo per voler scrivere qualcosa sugli effetti che la Luna esercita sull’uomo e sulla sua vita l’avevo forse in fase latente già da molto tempo, ma la spinta finale mi è venuta a seguito di discussioni avute con vari amici produttori di vino delle Langhe e del Roero. Le domande ricorrenti vertevano quasi sempre sulla veridicità degli stretti legami che sembrano esistere tra la Luna e le pratiche di vigna e cantina. Esse nascondevano quasi sempre convinzioni profondamente radicate e probabilmente si aspettavano risposte confortanti su almeno qualcuno degli aspetti di un legame antico come l’uomo, che abbraccia campi ben più vasti di quello puramente agricolo. Oltretutto mi accorgevo che stava prendendo sempre più piede l’interesse verso la cosiddetta agricoltura biodinamica, un complesso miscuglio di rispetto verso la Natura e di ipotetiche forze cosmiche trascendenti.  Essendo io, volente o nolente, uno scienziato e per di più un astronomo, ho fornito, quasi automaticamente, risposte e commenti piuttosto scettici, cercando forse di archiviare troppo in fretta un problema molto interessante ed articolato.  Devo ammettere che questo tipo di reazione non aiuta certo a far luce sui fatti.  Ho quindi sentito il dovere di iniziare una ricerca più approfondita sull’argomento, raccogliendo e leggendo moltissimo materiale, facendo confronti, cercando correlazioni. Ho sinceramente cercato di affrontare il problema liberandomi completamente dai pregiudizi che potevano derivare dalla mia professione.    

Alla fine mi sono fatto ovviamente una convinzione personale, che mi ha chiarito dubbi, rafforzato convinzioni, e aperto qualche interrogativo. Mi ha anche permesso di evidenziare tutta una serie di affermazioni, se non proprio sbagliate almeno confuse, che normalmente vengono usate, sia in buona che in malafede, per avvalorare certe teorie e stimolarne l’applicazione.      

Sicuramente ho imparato molto e le pagine che seguono vogliono solo cercare di divulgare quanto ho appreso. Non vogliono cercare di convincere nessuno, ma solo di aiutare gli altri, per quanto è possibile, ad avere una più chiara e completa visione dei fatti, prima di giungere ad affrettate conclusioni. Non ho nemmeno voluto riportare elenchi di nomi e di documenti pro e contro, perché sarebbe stato estremamente noioso e perché non era mia intenzione scrivere un trattato serioso e didattico. Ho voluto solo fare una chiacchierata “scritta”, rilassante e senza pretese particolari.     

Posso però assicurarvi che le affermazioni riportate si sono basate solo su dati reali e su analisi fatte con metodologie rispondenti ai principi di una vera ricerca scientifica: parola di astronomo! Nulla vorrei inoltre togliere alla nostra sorella Luna, al suo romantico aspetto ed alla sublime poesia che ha sempre saputo stimolare.  Lo stesso titolo, che riprende il celebre verso iniziale del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, del sommo poeta Giacomo Leopardi, è un chiaro segno di ammirazione. Ma chi volesse cogliere questa occasione per tornare a leggere quella meravigliosa poesia, troverà quasi immediatamente, dopo pochi versi, un esempio lampante di magia simpatica (…somiglia alla tua vita/ la vita del pastore./ Sorge in sul primo albore;/ move la greggia oltre pel campo, e vede/ greggi, fontane ed erbe;/ poi stanco si riposa in su la sera…).  La magia simpatica verrà ampiamente spiegata in seguito, ma trovarla nei versi leopardiani dimostra come l’uomo abbia sempre cercato di definire un collegamento tra la propria esistenza e l’apparente variabilità della Luna.  

I fatti puramente scientifici     

E’ indiscutibile il fatto che l’uomo sta vivendo su un pianeta veramente speciale. E questo non solo per l’ovvio motivo di popolare l’unico corpo del Sistema Solare che abbia raggiunto condizioni geologiche ed atmosferiche tali da garantire lo sviluppo di forme complesse di vita biologica. La Terra è unica anche perché ha un compagno di viaggio davvero fuori dal comune. Quali che siano i meccanismi fisici che lo hanno originato, nessun altro satellite del Sistema Solare ha dimensioni così grandi se confrontato con il suo pianeta.

In realtà anche Plutone ha un satellite estremamente grande, ma il ruolo di pianeta per Plutone è oggi un argomento estremamente controverso (ne abbiamo parlato QUI)

Plutone (in primo piano) e il suo satellite Caronte

Esistono inoltre satelliti più grandi della nostra Luna, ma tutti questi si accompagnano a pianeti giganteschi quali Giove e Saturno. Date le dimensioni relative molto ridotte, la loro influenza sui corpi attorno a cui rivolvono sono del tutto trascurabili.

La stessa cosa non è vera per la Luna. L’evoluzione del nostro pianeta è stata profondamente segnata dalla presenza di un satellite così massiccio e lo è tuttora, sia nel bene che nel male, sempre che esista un “male” nella perfetta armonia dell’Universo. Avere un compagno così grande e così vicino implica un fenomeno molto comune nell’Universo, ossia quello della marea. Per adesso ci basti ricordare che sono proprio queste ad avere originato in modo catastrofico gli anelli di Saturno e ad avere acceso i vulcani di Io (il più vicino dei grandi satelliti di Giove). Anche la Terra subisce contraccolpi notevoli. Primo fra tutti la marea oceanica, ossia il periodico sollevarsi ed abbassarsi del livello marino che, in prossimità delle zone costiere, assume a volte caratteristiche molto spettacolari come, per esempio, a Mont-Saint-Michel.

Le forze mareali agiscono anche sull’atmosfera terrestre, causando una lievissima variazione della pressione, che non riesce però ad incidere sulla climatologia, dominata da forze ben più importanti. Esiste anche una marea terrestre, agente sulla stessa superficie solida del pianeta, ma la sua entità è del tutto trascurabile e ben difficilmente può essere responsabile di movimenti tellurici. Diversa è invece la situazione sulla Luna, dove la marea indotta dalla Terra è così grande da causare sicuramente terremoti di una certa violenza.

Ma le forze mareali indotte dalla Luna (ed in parte minore dal Sole) agiscono anche in modo indiretto, forse meno visibile, ma non per questo meno importante. Il giorno terrestre è costretto ad allungarsi lentamente con il passare del tempo e la stessa Luna è costretta ad allontanarsi. Ciò ha, tra l’altro, contribuito a ridurre la velocità dei venti, che molte centinaia di milioni di anni fa, quando la Terra ruotava più velocemente attorno al proprio asse, erano di gran lunga più impetuosi. Le maree oceaniche hanno poi sicuramente scandito l’evoluzione della vita marina primordiale. Gli organismi costretti a vivere in un ambiente continuamente variabile (bagnato/asciutto) hanno avuto modo di selezionarsi al meglio, di evolversi con maggior tenacia e resistenza, e di prepararsi adeguatamente alla conquista delle terre emerse. Se la Luna non ci fosse, le forze di marea sarebbero notevolmente più deboli e dovute solamente al Sole (meno della metà di quelle lunari). Di conseguenza sarebbero ben più limitate anche le maree oceaniche e forse la vita marina primordiale non avrebbe mai potuto avere quello slancio necessario per popolare il pianeta, che miliardi di anni fa gli è probabilmente dato da una Luna  molto più vicina e, di conseguenza, maree ben più importanti

Ma gli effetti indiretti della Luna sul nostro pianeta e sulla nostra vita quotidiana sono molto più numerosi, anche se spesso molto più difficili a notarsi. Ad esempio, senza Luna non ci sarebbe stato il programma spaziale che ha portato l’uomo sul nostro satellite (la distanza troppo grande degli altri corpi celesti avrebbe forse scoraggiato o quantomeno ritardato la pianificazione delle missioni spaziali). Come immediata ricaduta di ciò, non ci sarebbe stato forse lo sviluppo di tutte quelle micro-tecnologie che oggi governano la nostra vita quotidiana, dal computer al telefono cellulare. Pensiamo poi ad una notte illuminata solo da stelle. Sicuramente un grande vantaggio per gli astronomi, che spesso vedono nella Luna una fastidiosa luce parassita, o per gli animali predatori notturni che si affidano solo al loro fiuto e/o udito per scovare le prede. Ma anche una grande perdita per la poesia che ha sempre avuto nella Luna, con i suoi cangianti colori e dimensioni, uno splendido spunto romantico.

Più in generale, si può dire che la luce della Luna influisca sulla nostra vita soprattutto in relazione alla sfera emotiva, ma ben poco da un punto di vista fisico. L’unico effetto che è in grado di produrre è un debole fototropismo  su alcune piante, nettamente inferiore ovviamente a quello dovuto alla luce solare o alle luci artificiali. Ricordo che per fototropismo si intende la curvatura di una pianta verso uno stimolo luminoso esterno

Esempio di fototropismo: curvatura di una pianta verso uno stimolo luminoso esterno

E’ poi ancora in fase di accertamento la possibilità che la differenza di luce tra Luna Piena e Luna Nuova possa causare una lievissima variazione di temperatura, dell’ordine di pochi centesimi di grado. Ovviamente ben poca cosa se paragonata alla variazione di temperatura collegata alla copertura più o meno ampia del cielo da parte dei sistemi nuvolosi. Concludendo, MAREA soprattutto ed in minima parte LUCE: null’altro da un punto di vista scientifico può creare qualche effetto significativo sulla Terra e sui suoi abitanti.

Ma allora perché la Luna riveste tanta importanza nella cultura umana fin dai tempi più remoti e perché  le si attribuiscono poteri eccezionali su tutta l’ecosistema biologico, uomo compreso ?  

Il dominio della Luna

In moltissimi campi in cui ci si voglia addentrare (medicina, agricoltura, criminologia, biologia, climatologia, ecc.) la Luna sembra sempre giocare un ruolo essenziale.  Chiunque venisse interrogato a riguardo saprebbe fornire alcuni validi esempi. Il ciclo mestruale della donna segue perfettamente il mese lunare; la semina e la potatura delle piante, la raccolta dei funghi, l’epoca di imbottigliamento del vino sono strettamente legati alle fasi lunari; il numero delle nascite rispecchia la maggiore o minore luminosità del nostro satellite; la criminalità, il numero dei suicidi, l’epilessia hanno anch’essi strettissimi legami con le fasi lunari; perfino la crescita dei capelli non ne è immune. E chi più ne ha più ne metta. E queste certezze sono conosciute fin dagli albori dell’uomo. Sono considerate evidenze sotto gli occhi di tutti, facilmente verificabili (almeno così si dice, ma ci torneremo in seguito…). Molti detti di largo uso riflettono queste convinzioni: essere lunatici, avere la luna storta, avere il mal della luna (epilessia), ecc. Come mai questa fondamentale importanza della Luna sulla stragrande maggioranza degli eventi che ci circondano?

Per poter rispondere dobbiamo tornare all’uomo primitivo che poco alla volta iniziava a guardarsi intorno con crescente spirito di osservazione e crescente consapevolezza della sua esistenza in una Natura ancora per molti versi sconosciuta. Alcuni fenomeni erano sicuramente più sconvolgenti di altri. Primo fra tutti l’alternarsi del giorno e della notte, accompagnato dalla comparsa e dalla scomparsa di un’enorme sfera luminosa nel cielo, il Sole. Vero padrone della vita del nostro pianeta, ne scandiva le fasi di crescita e di sviluppo con un ritmo preciso e continuo, in apparenza immutabile. E’ ovvio quindi a tutti come tale entità sia diventata subito oggetto di culto, sicurezza e protezione.

Nel contempo, un altro oggetto luminoso appariva e scompariva nel cielo, ma con forma sempre cangiante: la Luna. Complice benigna dell’uomo nelle sue cacce notturne e nelle sue difese dagli animali predatori, portava però con sé l’essenza della variabilità e del cambiamento, un concetto sicuramente più complesso e meno controllabile. Alla sua influenza furono allora assegnati tutti quegli eventi terreni che comportavano cicli di crescita e di decadimento. Teniamo infatti ben presente che fin dai primordi la crescente razionalità dell’uomo ha sempre cercato di collegare tra loro fenomeni diversi, invocando una ragione, o quantomeno costruendosene una propria, per dare spiegazione a tutto ciò che si manifestava intorno a lui. E’ proprio questa capacità e volontà di logica e di razionalità la vera differenza tra l’uomo e gli animali, anche superiori.

Incapace però di trovare molto spesso risposte adeguate alla stragrande maggioranza dei misteri della Natura e non essendo ancora in grado di adattarli ai propri scopi materiali, l’uomo primitivo cercò di accattivarseli, di renderseli propizi con riti, cerimonie, danze, pitture, ecc. Nacque così la cosiddetta magia simpatica, a cui ho già accennato e che tanta parte ha avuto nella cultura dell’uomo attraverso i millenni. Ancora oggi si può trovarne applicazioni nei popoli più primitivi. Essa si basa sul principio: il simile produce il simile, per cui è necessario compiere una serie di azioni miranti ad imitare il risultato che si cerca di ottenere. La rappresentazione della cattura di un animale attraverso disegni, danze o azioni mimate, aiuterà certamente le Entità superiori ad accontentare le nostre richieste.

Come logica conseguenza, l’uomo primitivo cercò anche di dare risalto ad ogni possibile somiglianza tra avvenimenti della propria esistenza e fenomeni esterni a lui ben superiori ed incontrollabili. La somiglianza rendeva magico e superiore anche l’evento stesso che l’uomo stava vivendo, conferendogli la sacralità di un rito. Tra questi ne esisteva già uno importantissimo e misterioso che si ripeteva continuamente sotto gli occhi di tutti, rispondendo perfettamente ai principi della magia simpatica: la gestazione e la nascita di una nuova creatura. Al pari delle fasi lunari (nuova, crescente, piena, calante) anche il ventre della donna subiva un cambiamento prima di dare alla luce una nuova vita. Naturalissimo ed ovvio quindi il collegamento della fertilità femminile con il nostro satellite.

In tutte le culture sviluppatesi nel mondo questa simbiosi tra fertilità e Luna ebbe sempre un ruolo fondamentale. Anzi si cercò di generalizzarla il più possibile, instaurando la regola base che tutto ciò che deve crescere e svilupparsi deve essere fatto in Luna crescente e tutto ciò che deve arrestarsi e morire deve essere fatto in Luna calante. Venne naturale quindi associare a questo principio la semina, i trapianti, la potatura, il taglio degli alberi, ecc. Un bellissimo collegamento, una splendida visione legata alle culture arcaiche, ma, come tutte le antiche credenze e superstizioni, destinato forse a scomparire lentamente col tempo e con l’affermarsi impetuoso delle scienze esatte e della tecnologia.

Invece questa visione quasi magica del rapporto tra uomo e Luna rimase e rimane tuttora estremamente radicata in qualsiasi strato sociale e culturale, acquistando anzi una ben più complessa articolazione, e stimolando vere e proprie correnti di pensiero.

Come mai tutto questo? La risposta più ovvia sembrerebbe: perché si basa su una verità scientifica, forse non ancora spiegata, ma sicuramente valida. In realtà il problema è più complicato e degno di un’analisi ben più attenta. La sua longevità e complessità si basa sicuramente in parte su alcune coincidenze (fortunate o sfortunate, a seconda dei punti di vista) ed in parte su alcune analogie con gli effetti veramente scientifici dovuti alla Luna. Cercherò di affrontare questa problematica con il massimo rigore, ma anche di evidenziare senza preconcetti il pro ed il contro delle teorie che si sono sviluppate a riguardo.

Lo farò nelle prossime puntate... a presto!

 

****************************

 

FATTI E MISFATTI, VERITÀ E FALSITÀ, MITI E LEGGENDE SUL NOSTRO SATELLITE      (2^ PUNTATA     

 

In questa puntata parliamo dei più diffusi luoghi comuni secondo i quali esisterebbe una relazione tra il ciclo lunare ed eventi della nostra vita. La stessa etimologia della parola "lunatico" (dal latino "colui che varia di umore secondo le fasi lunari") rivela quanto radicate siano tali convinzioni basate, in realtà, solo su suggestione e superstizione. Ma veniamo ai fatti...

Eventi e cause

Quanto cercherò di esprimere in questo capitolo risulterà forse un poco noioso e sembrerà estraneo al problema della Luna e delle sue influenze. Invito però il lettore a fare un piccolo sforzo di concentrazione, perché solo così avrà a disposizione le basi per valutare correttamente la problematica che ci interessa.

Tutto ciò che capita attorno a noi, dai più piccoli avvenimenti fino agli sconvolgimenti più violenti, rappresenta l’insieme degli eventi. La storia dell’intero Universo è una serie ininterrotta di eventi che si susseguono costantemente. Mentre a volte è relativamente facile prendere coscienza degli eventi, saperli riconoscere, ipotizzarne di nuovi, è sempre molto più difficile dimostrarne l’evidenza e spiegarne le cause. La ricerca scientifica ha come scopo proprio questo: riconoscere un evento, accertarne l’evidenza e cercare poi una spiegazione che sia in grado di riprodurlo.

Molto spesso la Scienza si è fermata, e si ferma tuttora, al primo o al secondo passo. E’ magari in grado di riconoscere un evento e di accertarne l’evidenza, ma non di fornirne una spiegazione plausibile. Ad esempio, le comete pur essendo ben conosciute da svariati secoli (anche Giotto ne rappresentò una molto realistica nei suoi affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova), vennero pensate come fenomeni puramente atmosferici fino al XVI secolo, quando Tycho Brahe si rese conto che erano tutt'altro.

 

La caduta di un fulmine, la pioggia, il rombo di un tuono, il terremoto, e così via, sono eventi molto ben conosciuti da chiunque (ossia se ne ha una chiara evidenza), ma in linea teorica potremmo benissimo non averli ancora spiegati. Ribadiamo quindi che il primo passo per comprendere ciò che ci sta attorno è quello di accertare la veridicità di un evento. Solo dopo si potrà cercare di fornirne una spiegazione razionale.  Fornire spiegazioni prima di avere un’assoluta conferma di un fenomeno è scienza fasulla, e non ha mai portato né mai porterà ad alcun miglioramento della nostra esistenza. Né tanto meno è corretto sentirsi liberi di formulare ipotesi strampalate per spiegare eventi non ancora sufficientemente provati.

Spesso però accertare un evento non è cosa da poco e necessita di un bagaglio scientifico non indifferente. Prendiamo come esempio il gioco della roulette e delle puntate sul rosso e sul nero. Sappiamo oggi benissimo che la probabilità che esca uno o l’altro dei due colori è esattamente la stessa. Ma per accertare questa affermazione (evento), all’apparenza semplice ed ovvia, è stato necessario applicare il metodo statistico. Esso non solo ci ha dimostrato l’evidenza dell’evento, ma ci ha anche permesso di valutare quanto esso resti valido al cambiare delle condizioni e quale margine di errore ci si possa aspettare. Ad esempio, se si punta una decina di volte (un numero molto limitato) si potrebbe ottenere un risultato in antitesi con le aspettative. Addirittura non è impossibile che esca dieci volte su dieci il rosso o il nero. Ma ciò non vuol dire che l’affermazione sulla parità della probabilità sia errata. Se facessimo, infatti, un milione di puntate, otterremmo un numero di rossi e di neri quasi perfettamente uguali (QUI un quiz che analizza con metodo matematico-statistico il gioco d'azzardo della martingala).

Questo è un esempio banale, ma può estendersi facilmente a problemi ben più complessi come le previsioni del tempo o il rischio che un meteorite ci cada sulla testa. Valutare l’evidenza statistica di un fenomeno, stabilirne il margine di errore ed evidenziare le condizioni al contorno che possono alterarne il risultato, sono passi essenziali che devono essere compiuti prima di accettare un evento come reale. Ad esempio, se la roulette avesse un difetto meccanico intrinseco (magari voluto...), l’evento atteso potrebbe non verificarsi, senza ledere la legge statistica che lo governa.

In modo analogo si deve stare molto attenti a collegare due fenomeni distinti e ad assumere immediatamente tra loro una relazione di causa-effettoIl tuono segue il lampo. Questo è un esempio corretto di causa-effetto. Un certo evento capita solo quando ne capita un altro. Ma, a volte, senza una spiegazione scientifica che li colleghi o con un’applicazione errata del metodo statistico, non è facile stabilire questo legame e si rischia di commettere errori grossolani.  Ad esempio, se facessimo una ricerca molto dettagliata e globale sugli spettatori dei cinema e sulla vendita di ombrelli, ci renderemmo conto di uno stretto collegamento tra i due fenomeni che ci potrebbe portare a questa affermazione : la vendita degli ombrelli cresce ogni volta che aumenta il numero di spettatori al cinema. Automaticamente, i negozianti di ombrelli potrebbero allora pensare di investire notevoli risorse per stimolare le persone ad andare al cinema, aspettandosi un ritorno considerevole nell’incremento delle vendite. Nulla di più sbagliato. Un terzo fenomeno, non tenuto debitamente in considerazione, è in realtà la causa di entrambi gli eventi: un periodo di pioggia prolungato!

Associare due eventi, senza applicare correttamente il metodo statistico e senza considerare le condizioni esterne, può portare a conclusioni assurde e magari stimolare strampalate teorie esplicative prive di qualsiasi fondamento reale.

Un altro fatto che non aiuta certo nella valutazione critica di ipotesi create appositamente per spiegare fenomeni misteriosi o presunti tali, è la nostra propensione verso una cultura di tipo umanistico. Siamo sicuramente più preparati ad accorgerci di strafalcioni grammaticali o storici, che non a cogliere assurdità di tipo scientifico. Se un presunto Professore X ci volesse convincere che è stato Napoleone a far crocifiggere Gesù o che il Colosseo è stato costruito per far atterrare un’astronave marziana, quasi nessuno accetterebbe le sue farneticazioni. Ma se lo stesso Professor X (meglio se americano...) ci parlasse di energia positiva, di nodi geopatogeni, di magnetismo negativo, di gravitazione psichica, otterrebbe certamente maggiore considerazione. I nostri strumenti culturali di analisi si rivelano validi per quanto concerne la sfera storica, ma molto meno per quanto riguarda quella scientifica. Qualora l’ormai “famoso” Professor X utilizzasse parole come biometro, frequenza, risonanza, irraggiamento, energie attive, ecc… l’uomo medio avrebbe immediatamente la sensazione che si parli veramente in termini scientifici e sarebbe propenso ad accettare la teoria che ne faccia largo uso, anche se in modo scientificamente sgrammaticato e incoerente (QUI un esempio fatto da Vin-Census) Possiamo ora riassumere alcuni tra i maggiori problemi che possono causare visioni distorte della realtà dei fatti o la proliferazione di teorie pseudo-scientifiche del tutto assurde:

- La mancata o sbagliata applicazione di metodi statistici per accertare l’evidenza di un fenomeno.

L’errato collegamento causa-effetto tra due fenomeni.

La scarsa dimestichezza nell’uso di termini scientifici e la propensione ad accettare più facilmente teorie, anche strampalate, che ne abusino.

Tutto ciò è anche all'origine della proliferazione dei rituali propiziatori (su alcuni di essi ha scherzato il nostro Mauritius QUI).

Analogie e coincidenze

Quanto detto precedentemente trova la sua più immediata applicazione nell’astrologia. Eventi non verificati o accertati solo a livello emotivo (e non certo mediante analisi e metodi statistici corretti) vengono proposti come reali ed assodati. Fenomeni completamente diversi, quali da un lato avere certe caratteristiche comportamentali e dall’altro la presenza o no in cielo di certi corpi celesti in un dato momento della propria esistenza, vengono collegate da relazioni del tipo causa-effetto (se avviene questo allora deve avvenire quest’altro). L’uso di termini solo apparentemente “scientifici” autorizza l’applicazione arbitraria di leggi fisiche reali a situazioni che ne sono sicuramente immuni (Astericcio e i suoi amici ne hanno parlato QUI)

Torniamo alla Luna, problema sicuramente più interessante e complesso. Ci siamo ormai creati un bagaglio abbastanza ampio per poter valutare con attenzione critica la veridicità o meno dei vari effetti lunari esercitati sul biosistema terrestre. Da un lato si è visto come la Luna abbia sicuramente suggestionato e scandito la vita degli uomini a causa della sua continua variabilità ed a causa di certe analogie con eventi importantissimi della vita dell’uomo, primo fra tutti la gestazione e la nascita di una nuova vita. Dall’altro abbiamo anche visto però quanto sia pericoloso dare come accertato un evento, senza prima averlo verificato con metodi statistici rigorosi. E abbiamo altresì visto come l’uomo sia facilmente influenzabile dai termini di carattere scientifico usati per avvalorare teorie prive di qualsiasi fondamento.

Esistono però anche altri fattori che hanno spinto la Luna ad avere un ruolo unico nella storia dell’umanità e che anzi hanno stimolato la crescita di teorie sempre più sofisticate a sostegno di credenze e suggestioni pluri-secolari. Innanzitutto una coincidenza importantissima: la durata del ciclo mestruale femminile, apparentemente in perfetta sintonia con il mese lunare. Se questo fatto si unisce al già citato esempio spontaneo di magia simpatica che paragona la gestazione con le fasi lunari, il collegamento Luna-donna sembra essere al di sopra di ogni sospetto.

Ed è quindi ovvio che su questa apparente evidenza si siano poi inserite teorie esplicative di varia natura e complessità, basate su interpretazioni approssimative degli effetti scientifici reali del nostro satellite (maree e luminosità variabile). Tuttavia, analisi statistiche accurate hanno dimostrato che il ciclo medio femminile è di 28 giorni, con una grande variabilità che va da un minimo di circa 20 ad un massimo di circa 50 giorni. Il mese lunare è invece di 29 giorni e mezzo. La perfetta coincidenza salta del tutto e la somiglianza tra ciclo mestruale e mese lunare appare del tutto casuale.

Inoltre, nessuna delle scimmie da cui ha avuto origine l’uomo ha un ciclo mestruale simile al nostro. Lo scimpanzé ad esempio, forse il primate a noi più vicino, ha un ciclo di 35 giorni. Ma i numeri differiscono molto per gli altri animali: 5 giorni per i topi, 17 per le pecore, 21 per le mucche, ecc. Se la somiglianza fosse realmente un qualcosa di “fisico”, perché solo l’essere umano dovrebbe avere una stretta concordanza con la Luna?

Forse tutto ciò non è scientifico, ma solo psicologico (ossia la donna si è uniformata inconsciamente con l’oggetto celeste verso cui tutto sembrava paragonarla). In realtà però esiste un altro animale con un ciclo uguale a quello della donna: l’opossum che, simile al tasso, è l’unico marsupiale esistente nel Nord America.

Ora, mentre tutti sarebbero disposti a credere che tra opossum e fasi lunari ci sia solo una mera coincidenza, quanti accetterebbero la stessa “squallida” e poco romantica spiegazione per la donna? Certo nessuno potrebbe pensare mai che l’opossum abbia subito un condizionamento psicologico…

Tutto ciò non può che farci pensare che qualsiasi collegamento reale tra donna e Luna sia del tutto fortuito.

La coincidenza tra ciclo femminile e mese lunare ha però stimolato l’utilizzo degli effetti “reali” della Luna per spiegare un’evidenza solo apparente. Alcuni, ad esempio, hanno portato come prova, a sostegno dello stretto legame tra donna e Luna, esempi lampanti di altri animali che subiscono effetti lunari scientificamente verificati.

Questi animali, di tipo inferiore, sono però tutti marini e sviluppatisi in ambienti costieri, ossia dove l’alternarsi delle maree, come già sottolineato, ha da sempre scandito l’evoluzione biologica. Depositare le uova, accoppiarsi, nutrirsi, ecc. dipendono per essi chiaramente dalle condizioni ambientali e devono aver luogo nel momento più adatto e più sicuro per la conservazione della specie. In questo caso il processo è spiegabile scientificamente proprio con uno degli effetti riconosciuti alla Luna: la marea oceanica.

Concludendo, mentre è indubbio (e poco “magico”) affermare che l’uomo abbia da sempre usato le fasi ed il mese lunare per scandire il proprio tempo (calendario), non è altrettanto vero che un calendario biologico lunare controlli il ciclo femminile. Anzi, è facilmente dimostrabile come la citata analogia sia errata (28 giorni invece di 29,5) e comunque frutto di pura coincidenza (perché gli altri animali no, e la donna e l’opossum sì?). Siamo di fronte al classico esempio di un’evidenza fortemente creduta e voluta, ma scarsamente verificata, sulla quale è stato poi facile ricamare tutta una serie di teorie pseudo-scientifiche.

Dalla magia alla scienza il passo è breve

Abbiamo già visto in precedenza come la magia simpatica abbia influenzato la credenza generale che tutto ciò che deve crescere deve essere collegato alla Luna crescente e tutto ciò che deve arrestarsi o morire deve essere collegato alla Luna calante. Un retaggio antico, primordiale che forse si sarebbe lentamente spento con l’incalzare dell’era tecnologica moderna. Ma in tempi recenti (1978) il medico Arnold Lieber soffiò sulla cenere, facendo un’affermazione all’apparenza estremamente semplice ed intuitiva, quanto estremamente errata. Basandosi sulla vita degli organismi marini di cui si diceva prima e sull’analogia tra ciclo femminile e Luna, il dottor Lieber enunciò la teoria della marea biologica, che in poche parole recita così: la Terra è composta per il 70-80 per cento di acqua e subisce notoriamente l’effetto della marea. Il corpo umano è formato anch’esso da circa il 70-80 per cento di acqua: è logico quindi che subisca in modo analogo un effetto di marea.

Ovviamente, essendo uno studioso ed un medico, fu molto facile per lui esprimere la teoria per mezzo di innumerevoli termini tecnici che non potevano non colpire e suggestionare l’opinione pubblica. In fondo veniva confermata “scientificamente” un’antica e primordiale credenza. Il dottor Lieber citava tra l’altro innumerevoli ricerche fatte sul comportamento umano in relazione alle fasi lunari, presentando statistiche sul numero di incidenti, di crimini, di nascite, ecc., tutte strettamente legate a particolari configurazioni del nostro satellite. Non voglio certo mettere in dubbio la buona fede del dottor Lieber, ma è pur vero che inciampò proprio in tutti e tre i problemi descritti nel terzo capitolo. Si basò, infatti, su dati statistici non controllati, passò immediatamente alla formulazione di una teoria “scientifica”, la condì infine con paroloni tecnici e complicati di grande effetto sul lettore.

Tuttavia, per smantellare la sua teoria basta fare alcune semplici considerazioni. Innanzitutto bisogna ricordare che la marea agisce sulle masse d’acqua del nostro pianeta, causando effetti talvolta macroscopici, solo perché le loro dimensioni sono enormi e agiscono come moltiplicatore di un effetto altrimenti impercettibile. Negli oceani anche un minimo sollevamento può causare correnti di massa liquida che, dove ci siano particolari condizioni costiere, sono in grado di produrre sollevamenti di acqua considerevoli. Non esiste invece alcun effetto di marea in un piccolo lago o in una tinozza d’acqua, né tanto meno può esserci nel corpo umano, dove l’acqua è combinata con altre sostanze ed è intrappolata all’interno, mentre sulla Terra è quasi completamente in superficie.

Oltretutto, la marea altro non è che un effetto legato alla forza gravitazionale, secondo cui ogni corpo subisce l’attrazione di un qualsiasi altro corpo. Ciò vuol dire che un oggetto vicino esercita su di noi una certa forza gravitazionale (e analogamente noi la esercitiamo su di esso). Non ce ne rendiamo conto solo perché quella esercitata dalla Terra è incredibilmente più grande (in modo molto semplice, il nostro Ciccio ce lo spiega QUI). Come conseguenza qualsiasi oggetto causa anche una forza di marea su un altro oggetto. Questa forza cresce con la massa dell’oggetto che la causa, ma diminuisce col cubo della distanza tra i due oggetti. E’ facile calcolare, ad esempio, che una mamma che tiene in braccio il suo bambino esercita su di lui una marea 12 milioni di volte superiore a quella causata sullo stesso bimbo dalla Luna . E questo soltanto perché, pur essendo molto più piccola della Luna, la mamma è enormemente più vicina. Non sarebbe allora più giusto e “scientifico” affermare che è la mamma che determina il carattere e le abitudini del proprio figlio, lasciando del tutto perdere l’influenza di Luna, stelle, pianeti ed altre cose analoghe?

Quando poi si scende nei particolari e si passa a parlare di quegli avvenimenti che sembrano capitare più frequentemente durante la Luna Piena, si deve tener presente che la marea agisce, su qualsiasi punto della Terra, due volte al giorno e non solo una volta al mese. Durante la Luna Piena (ma anche durante la Luna Nuova) succede soltanto che la marea dovuta al Sole (poco meno della metà di quella lunare) si somma a quella dovuta alla Luna. Ne conseguono due fatti importanti:

1) non vi è una grande differenza, dal punto di vista di forza di marea, tra i periodi “normali” e quelli di plenilunio;

2) gli effetti del plenilunio sono identici a quelli che si hanno durante il novilunio. Non vi è quindi alcuna ragione per favorire la Luna Piena rispetto alla Luna Nuova, almeno se consideriamo solo gli effetti di marea.

Ammettendo quindi per un momento che vi siano realmente più nascite, più omicidi, più suicidi, più casi di pazzia durante la Luna Piena, questa supposta “evidenza” non può dipendere certo dagli effetti di marea, come invece pretenderebbe la supposta teoria di Lieber.

Ma anche l’evidenza stessa di certi fenomeni è oltremodo dubbia, se non completamente falsa. Non voglio perdermi a citare i tanti studi eseguiti per raccogliere prove a favore della teoria di Lieber, basti dire che riprendendo gli stessi dati ed applicando ad essi procedimenti statistici corretti, la loro validità scompare totalmente. Per procedimenti corretti si intendono quelli che abbiano eliminato dai dati tutti quei fattori esterni che possano causare anomalie sistematiche, abbiano tenuto conto delle variazioni rispetto al valor medio (ricordate l’esempio del rosso e del nero alla roulette?), abbiano considerato solo serie di dati omogenei e continui, ecc… Ad esempio, considerando la frequenza delle nascite, si deve tener conto dei parti cesarei e della presenza periodica dei week-end, che possono influire sul numero di interventi pilotati nel corso della settimana. Questi fattori esterni si sommano ai dati reali e possono indurre variazioni sistematiche del tutto estranee (ricordiamo che le fasi lunari si ripetono ogni quattro settimane circa e questa scadenza può statisticamente sommarsi all’effetto week-end che si ha una volta a settimana).

Per meglio provare l’inconsistenza dei dati raccolti e presentati da Lieber, sono state fatte ricerche su di un numero enorme di nascite presso vari ospedali americani (anche qui non voglio tediarvi con dati e numeri) e tutte queste hanno dato esito completamente negativo. Non solo la teoria si è dimostrata inconcludente, ma anche i dati portati a suo favore.

A seguito di queste chiare evidenze, qualcuno ha allora cercato di escludere del tutto l’effetto mareale, provando invece a considerare gli effetti della Luna sul campo magnetico terrestre. La situazione è la seguente: il nostro satellite si interpone al fascio di particelle che provengono dal Sole quando c’è Luna Nuova (la Luna sta tra la Terra e il Sole), mentre è ininfluente quando c’è Luna Piena (la Luna sta dalla parte opposta del Sole rispetto alla Terra). In quest’ultima fase ci si può aspettare un maggior numero di particelle caricate positivamente, che sono pensate sfavorire certi stati d’animo umani. Tuttavia, facendo i conti, si è visto che il loro effetto è enormemente più piccolo di quello dovuto all’aria condizionata, all’inquinamento, ai campi magnetici indotti, ecc.

Non resta allora che considerare la quantità di luce che giunge sulla Terra durante la Luna Piena. Ma anche qui il discorso perde di significato. La luce artificiale è di gran lunga più importante della luce lunare, per non parlare della differenza tra un cielo coperto ed una notte serena. Se fosse la luce della Luna Piena a causare l’aumento della criminalità o delle nascite, ci dovrebbe essere a maggior ragione uno stretto collegamento anche con le zone più o meno luminose o con le condizioni meteorologiche.

Malgrado tutto ciò, i più tenaci continueranno certamente a dire: può anche darsi che non si sia ancora trovata la spiegazione o che certi dati siano risultati poco significativi, ma un amico medico e/o un’ amica infermiera mi hanno assicurato che con la Luna Piena si nasce di più.

Fermo restando che anche in questo caso bisognerebbe valutare bene i parti cesarei (che tendono ad evitare per ovvie ragioni i periodi di week-end) ed altri fattori che possono alterare l’insieme dei dati, è importante non trascurare l’effetto selettivo della nostra memoria: il nostro cervello tende a ricordare meglio ciò che capita sotto certe condizioni, soprattutto se queste condizioni sono consciamente o inconsciamente considerate favorevoli perché quel certo fatto accada. In altre parole, se una certa notte la sala parto risultasse tragicamente intasata e nel cielo splendesse la Luna Piena, quella serata rimarrebbe più impressa nella memoria rispetto ad una nottata di pari confusione ma priva di Luna. Nello stesso modo in cui i superstiziosi tenderebbero a ricordare meglio i contrattempi avuti di venerdì 17 rispetto a quelli avuti di martedì 23, oppure un incidente avuto dopo che un gatto nero aveva attraversato la strada piuttosto che un cane. E’ proprio per questo che l’accertamento della frequenza di certi fenomeni non deve essere lasciata solo alla memoria, ma deve essere comprovata da metodi statistici veramente obiettivi e riproducibili da chiunque.

E’ interessante ricordare infine come culture e società diverse tendano ad essere influenzate da avvenimenti diversi. In Italia, ad esempio, si dà molto risalto agli effetti della Luna sul numero delle nascite e sull’agricoltura, mentre negli Stati Uniti si pone maggior interesse sulla pazzia, la criminalità, gli incidenti stradali, le condizioni di salute. Anche questa soggettività, determinata da contingenze socio-economico-culturali diverse, risulta un fattore indicativo della componente psicologica associata alle credenze sulla Luna.

Ovviamente ho cercato fino a qui di attenermi a considerazioni logiche e basate su dati scientifici ampiamente dimostrati. Nulla potrei fare o dire se qualcuno ipotizzasse l’esistenza di forze psichiche o fisiche del tutto sconosciute, che governino il legame tra uomo e Cosmo. Potrei solo affermare che creare nuove teorie è estremamente facile, mentre è molto più difficile riuscirle a provare. Non molto di più. Anche se penserei con un poco di tristezza a quanto hanno fatto, subito e sofferto molti veri scienziati nel corso dei millenni, nel tentativo di darci una visione coerente della Natura. Inviterei anche a riflettere su come l’innato bisogno dell’uomo di mettersi al centro dell’Universo e di sentirsi protetto e sovrastato da forze incontrollabili, sia troppo spesso sfruttato da ciarlatani e mistificatori.

Nella prossima puntata parleremo dei presunti effetti della Luna sul mondo vegetale.

 

FATTI E MISFATTI, VERITÀ E FALSITÀ, MITI E LEGGENDE SUL NOSTRO SATELLITE (3^ PUNTATA)  

 

Sulla porta d'ingresso della sua casetta di campagna, il premio Nobel per la Fisica Niels Bohr aveva attaccato a un chiodo un ferro di cavallo, il proverbiale portafortuna. Vedendolo un visitatore esclamò: "Un grande scienziato come lei crede veramente che un ferro di cavallo sull'uscio di casa porti fortuna?" "No" rispose Bohr "Certo che non credo in queste superstizioni. Ma sa com'è..." aggiunse con un sorriso "... dicono che porti fortuna anche a chi non ci crede!"

E se anche uno come Bohr preferiva non "rischiare", non si può certo pretendere che lo faccia un agricoltore andando contro credenze e rituali secolari che, pur senza alcun fondamento scientifico, si ritiene che abbiano il potere di garantire un buon raccolto... ma noi ne vogliamo parlare lo stesso, non ce ne vogliano gli agricoltori!

A proposito di piante (e di vino)

Una logica ed oggettiva analisi delle forze naturali sembra eliminare del tutto qualsiasi legame tra uomo e Luna, al di fuori dei pochi effetti reali ben conosciuti. Restano però ancora da discutere gli effetti della Luna sul mondo vegetale. E’ questo in fondo il risvolto che maggiormente interessa i produttori di vino, proprio coloro che hanno stimolato queste mie riflessioni.

L’argomento è sicuramente molto più sentito nel nostro Paese e sicuramente immune da legami psicologici diretti. Nessuno infatti potrebbe mai pensare che le piante abbiano una loro razionalità ed una loro volontà di agire, al di là delle pure reazioni chimiche e fisiche indotte dall’insieme naturale in cui vivono ed evolvono. Proprio sull’armonia di questo insieme si basano alcune teorie che cercano di scandire la crescita, la semina, il raccolto, ecc... in funzione di fenomeni esterni, tra cui appunto la variabile presenza della nostra Luna. A questo riguardo assume un ruolo estremamente importante l’agricoltura biodinamica, a cui infatti sarà dedicato un discorso a sé stante (nella prossima puntata).

Per il momento limitiamoci però alle considerazioni generali sul rapporto Luna-vegetazione. Sono stati scritti innumerevoli trattati e creati veri e propri calendari che dettano le regole e scandiscono i periodi in cui seminare, tagliare, trapiantare, raccogliere, tutte le operazioni insomma che comportano un’ottimizzazione del prodotto finale per il fabbisogno umano. Ognuna di queste regole viene solitamente accompagnata dalla relativa spiegazione. In alcuni casi si va ben oltre uno schema semplice e lineare e si cerca una trattazione altamente professionale. Citerò come esempio un paio di “chicche” che ho trovato qua e là:

L’immensa attività solare diurna inibisce scambi nutritivi che vengono attivati durante la notte dalla luce lunare utilizzata come catalizzatore.

La mancanza dei raggi lunari inibisce la metabolizzazione da parte dei vegetali portandoli a sindromi denutrizionali manifestate con una crescita lenta (fragilità dei fusti, vegetazione rinsecchita, maturazione ritardata).

Qualsiasi commento è sicuramente inutile. Basterebbe notare l’ampio uso di termini “scientifici” e “difficili”, in accordo con quanto detto sulle teorie pseudo-scientifiche citate nei capitoli precedenti. Si noti anche come manchi sempre una reale spiegazione del rapporto causa-effetto.

Ammetto di aver preso un esempio limite, ma in generale è indubbio che tutto ciò che si ascrive alla debole luce lunare ed alla sua variazione mensile può tranquillamente essere riprodotto da condizioni atmosferiche variabili o dalla vicinanza di centri urbani illuminati. Questo vuole forse dire che le piante subiscono crescite e produzioni diverse a seconda che si trovino in zone più o meno urbanizzate? Non credo che questa eventualità sia mai stata presa in alta considerazione dagli agricoltori. Quegli stessi magari che guardano costantemente alle fasi lunari.

Prendiamo ora in esame un calendario “standard”, semplice e pratico, lasciando ogni commento alla fine.

 

 

In Luna Crescente il momento è favorevole per:

semine, piantagione o trapianto di alberi (le conifere tra fine marzo e inizio aprile), potature degli alberi più deboli, riproduzione per talea (a primavera per le piante a foglia caduca, a settembre per i sempreverdi), antiparassitari (meglio nel primo quarto), taglio della legna da ardere. In generale sono da compiere tutte quelle azioni che sono favorite dalla salita della linfa verso gli apici delle piante.

In Luna Calante il momento è favorevole per: Innesti, trapianto di azalee, potatura degli alberi vigorosi, taglio del legname da costruzione. In generale tutte quelle azioni che sono favorite da un ridotto afflusso di linfa.

Viene spontanea una domanda: perché la Luna dovrebbe stimolare più o meno l’afflusso della linfa? Per effetto di un maggiore o minore riscaldamento? Ma questo si sa bene che, se esiste, può variare di pochi centesimi di grado al massimo e quindi risulta ininfluente o decisamente più basso di quello riscontrabile a causa di condizioni climatiche e ambientali diverse. Per effetto della luce? Ma anche questa è, come già detto, costantemente soggetta a variazioni dovute alla maggiore o minore copertura del cielo, indipendenti dalle fasi lunari. Per effetto della marea? L’argomento è già stato ampiamente discusso precedentemente. Basta aggiungere che, se fosse dovuto a ciò, dovremmo riscontrare diversità rilevanti per culture prossime a colline, palazzi, centri urbani, i quali, con la loro massa, esercitano sulle piante un’azione mareale ben superiore a quella della Luna (vi ricordate l’esempio della mamma e del bambino di cui abbiamo parlato nella seconda puntata?). Anche in questo caso non mi risulta che alcun agricoltore abbia mai piantato o potato o tagliato in funzione della posizione dei suoi terreni rispetto a grandi edifici o colline più o meno estese.

Nel calendario riportato precedentemente, si nota però un’altra anomalia: il mischiarsi di epoche lunari con epoche solari (si parla infatti anche di mesi e stagioni). Le due cose non devono confondersi. L’effetto del Sole sulla vita della Terra è indiscutibile, così come sono indiscutibili gli effetti diurni e stagionali su tutti i sistemi sia biologici che geologici. Effetti macroscopici dovuti a variazioni di temperatura e di illuminamento sono facilmente spiegabili scientificamente, sia a livello diurno che a livello annuo. Avvalorare una certa operazione compiuta in condizioni favorevoli di Sole, non autorizza certo l’estensione anche all’influenza della Luna che si suppone accompagnarla. Creeremmo automaticamente una falsa causa per spiegare un certo effetto.

I più attenti forse ricorderanno che nel secondo capitolo avevo accennato al fototropismo lunare, ossia alla capacità da parte di alcune piante di rispondere con leggeri movimenti allo stimolo luminoso della Luna. Potrebbe essere questo un esempio indicativo di un possibile legame esistente tra vita delle piante e Luna? Direi proprio di no. Prima di tutto perché sappiamo che l’azione che ne deriva è estremamente superficiale e poi perché analogo risultato si otterrebbe nuovamente attraverso stimoli luminosi di qualsiasi origine, sia naturale che artificiale.

Ci stiamo accorgendo che anche parlando di vegetali, e del modo migliore per coltivarli, siamo nuovamente caduti nelle stesse contraddizioni sollevate a riguardo della sfera umana. Con una grande differenza però. Mentre l’influenza della Luna sull’uomo viene considerata come un qualcosa di ineluttabile, che può solo essere subita ed accettata, la stessa influenza sul mondo vegetale può invece essere controllata dall’uomo stesso, finalizzandola ai propri scopi. Questo può stimolare un’azione diretta che va a sommarsi agli effetti della memoria selettiva.

Non solo infatti tendiamo a ricordare meglio tutto ciò che conferma certe credenze “storiche” o che segue la cosiddetta “saggezza popolare”, ma siamo anche in grado di seguire a nostro piacimento le regole migliori per propiziare un certo risultato favorevole. E perché non farlo visto che un certo comportamento conferma normalmente le aspettative? C’è poco da controbattere. Se semino, taglio, innesto, poto, imbottiglio, seguendo i canoni tradizionali, ed ottengo un ottimo risultato, perché mai dovrei cambiare metodo? Vi sarete accorti, tuttavia, che quanto appena illustrato richiama fortemente la magia simpatica di primordiale memoria. Non solo, ma abbiamo anche utilizzato un tipo di ragionamento non proprio corretto. Il fatto che avvenga il fenomeno X quando eseguo l’operazione Y, non vuole certo dire di aver confermato la dipendenza di X da Y. Potrei ottenere X anche senza eseguire Y, oppure nel momento in cui eseguo Y può darsi che compia anche qualche altra azione fondamentale di cui non sappia (o non voglia) rendermi pienamente conto.

Un banale esempio: devo prendere la macchina tutte le mattine per andare al lavoro. Per favorire il viaggio, prima di salire in vettura eseguo un giro intorno ad essa, oppure raccolgo un ramo, o tiro una pietra alla mia sinistra, o disegno per terra uno schema del tragitto che devo compiere (magia simpatica...), o qualsiasi altra cosa voi vogliate. Dopo anni di lavoro posso confermare che seguendo questo sistema non ho mai subito un incidente. La conclusione che potrei trarre è che eseguendo il mio gesto preventivo, un vero e proprio gesto rituale (come quelli che Mauritius ha bonariamente preso in giro QUI), ho scongiurato il rischio di incidenti! Ma perché mai dovrei interromperlo se ha sempre dato ottimi frutti? Cosa mi costa continuare nella mia “magia simpatica”? Anche se in realtà so che è la mia guida attenta o il traffico moderato o l’ora del viaggio la vera ragione che ha favorito un percorso senza intoppi, preferisco continuare a seguire una certa regola tradizionale. Niente di male in tutto ciò, ma dire che il ripetersi ininterrotto di eventi sempre positivi è la prova lampante che è stato proprio il gesto a preservarmi sano e salvo è privo di fondamento e tutto da dimostrare. Ho usato una prova fasulla, priva di qualsiasi valore.

Per avere una prova inattaccabile della dipendenza di un effetto da una causa precisa dovrei, come già ben sappiamo, eseguire una serie accurata di controlli statistici su dati continuativi e privi di effetti esterni che li possano alterare. In modo analogo a quanto fatto per la frequenza delle nascite o della criminalità o della pazzia, ecc. Dovrei, in altre parole, eseguire le stesse operazioni agricole in momenti diversi del mese lunare, ripetendole periodicamente. Dovrei anche tener conto dei fattori esterni che in alcuni casi potrebbero alterare i risultati (pioggia, stagioni, vento, ecc.). Dovrei infine applicare metodi statistici corretti, valutando bene gli scarti previsti rispetto al valor medio e calcolare le reali differenze tra i risultati ottenuti nei vari periodi considerati. Ci vorrebbero sicuramente anni e anni prima di poter giungere a conclusioni significative. Ma tutto ciò può essere chiesto ad un agricoltore, che proprio dalle pratiche di campagna trae il sostentamento che gli permette di vivere? Perché dovrebbe rischiare quando fino ad ora tutto è andato per il verso giusto? Chi potrebbe accusare il nostro agricoltore di comportarsi in modo scorretto? In fondo non fa del male a nessuno…

Ne consegue che certi studi su larga scala dovrebbero essere fatti da enti di ricerca “ufficiali”, che siano completamente estranei all’uso commerciale dei prodotti. Non certo da gruppi o associazioni private che, dimostrando qualcosa di particolare pro o contro la Luna, ne approfittino poi per immettere sul mercato un certo preparato od una certa nuova metodologia a pagamento. Purtroppo in questo campo le ricerche sufficientemente estese e puntuali sono molto carenti ed è difficile scovarne qualcuna che sia realmente degna di fede.

D’altra parte la situazione è ben diversa rispetto a quella relativa agli ospedali ed ai commissariati di polizia. In questi casi le nascite, i crimini, i casi di pazzia, ecc... sono eventi che capitano naturalmente e che sono automaticamente registrati. Lo sforzo è solo quello di recuperare ed analizzare i dati. In agricoltura, invece, bisogna prima procurarsi i dati, rischiando in qualche modo sulla propria “pelle”. Difficile quindi dare una risposta definitiva, anche se la logica dei fatti espressi prima sembra proprio convincere che la nostra sorella Luna poco o nulla possa influire su qualsiasi pratica di campagna.

Io personalmente ho un’esperienza diretta solo in un caso: la raccolta dei funghi. Avendo abitato per svariati anni nella collina torinese, ho avuto occasione di andar per funghi quasi quotidianamente, da aprile fino a novembre. Quello che ho potuto provare è che la nascita dei porcini mi è apparsa sempre legata alla quantità di pioggia caduta nel periodo giusto ed al successivo, più o meno prolungato, periodo di Sole. Se quest’ultimo si protraeva troppo la crescita si interrompeva, così come se iniziava a soffiare un vento abbastanza impetuoso, in grado di abbassare l’umidità del terreno. Tuttavia, quando mancavano i porcini si trovavano facilmente altri tipi di funghi (le mazze di tamburo nel tardo autunno, i gallinacci nella tarda primavera, pochissimi ovuli nella tarda estate, i lattari e le russole a fine ottobre, ecc...). Forse la Luna fa discriminazione tra tipo e tipo di fungo?

 

Inoltre, da buon astronomo, ho cercato di registrare i fatti almeno mentalmente e di controllare sul calendario i momenti delle raccolte più ricche o più scarse. La Luna non mi ha mai aiutato. Ho invece trovato essenziali le condizioni atmosferiche, il grado di umidità, le stagioni, il tipo di fungo, la pulizia del bosco, ecc… Tant’è che oggi, con i tagli drastici degli alberi ad alto fusto, la crescita di piante infestanti come l’acacia ed il rovo, la mancata pulizia delle foglie (una volta utilizzate dai contadini della zona), la ricerca dei funghi sta dando risultati molto più scarsi, che mi fanno profondamente rimpiangere i tempi d’oro di una ventina di anni fa, quando riuscivo a trovare anche sette-otto porcini “testa nera” sotto un unico albero. Nel frattempo però la Luna non è cambiata né tanto meno le sue fasi…

Sempre a proposito di funghi, ricordo che anni fa ero solito trascorrere, con la famiglia, l’intero mese di luglio nelle Dolomiti, a fare escursioni e passeggiate in una natura sicuramente unica al mondo. Non c’era giorno, però, che non si concludesse con una più o meno rapida “battuta” alla ricerca di porcini. Avevamo trovato un posto veramente eccezionale (il nostro record è stato un porcino di un chilo ed otto etti, completamente sano), che non posso però menzionare in quanto la raccolta era vietata ai non residenti (vorrei evitare possibili sanzioni anche se tardive!). Ricordo perfettamente che un buon bottino era la norma, in qualsiasi giorno del nostro mese di villeggiatura, alla faccia della Luna Piena o Nuova, della fase calante o crescente. Ben più importante era invece il fatto che quasi quotidianamente vi era un temporale serale e che la mattina dopo un sole splendido illuminava i picchi dolomitici.

In conclusione, possiamo serenamente affermare che non c'è niente di criticabile in un agricoltore che organizza il proprio lavoro in base alle credenze tramandate di generazione in generazione, anche se totalmente prive di fondamento scientifico. Tutt'altro discorso, invece, va fatto nei confronti di chi, in mala fede, sfrutta tale ingenua propensione alla credulità per ottenere vantaggi economici... ne parleremo nella prossima puntata!

 

 

***************************

 

 

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”

 

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” è l'ultimo verso dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Con queste parole il poeta si lascia alle spalle la profonda notte infernale e si prepara a scalare la montagna del Purgatorio.

Quest'anno si celebra il settecentenario della morte di Dante Alighieri e questa ricorrenza viene celebrata da tantissimi eventi, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Il sommo poeta con la Divina Commedia ha scritto una storia straordinaria, uno tra i capolavori più rappresentativi della cultura italiana. In essa Dante fa uso dell'astronomia per legare il suo viaggio simbolico e allegorico alla realtà. “Stelle” è la parola con cui si concludono tutte e tre le Cantiche dantesche e sono più di 100 i riferimenti astronomici sparsi nella sua opera.

Le conoscenze astronomiche di Dante derivano dalla lettura delle opere di antichi autori e, di conseguenza, l’astronomia della Divina Commedia è basata sul sistema tolemaico, con la Terra immobile al centro dell’Universo, intorno alla quale ruotano Sole, Luna e i cinque pianeti all’epoca conosciuti, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno.

La mia attezione in questo articolo è dedicata alla Via Lattea. Dante la descrive con queste parole nel canto XIV del Paradiso :

Come distinta da minori e maggi lumi biancheggia tra 'poli del mondo Galassia si, che da dubbiar ben saggi......

Parafrasi:

Come la Via Lattea (Galassia) si distende candida (biancheggia) fra l’uno e l’altro polo celeste punteggiata da luci (lumi) minori e maggiori, in maniera da (sì, che) far dubitare (dubbiar) anche le persone più sapienti (ben saggi) sulla sua origine.

La Via Lattea è indicata con il termine Galassia con la G maiuscola. E' la nostra galassia perchè è la galassia a cui appartiene il Sistema Solare e quindi anche la Terra. E' l'unica galassia conosciuta ai tempi di Dante.

Dante propendeva per l'ipotesi del raggruppamento di stelle, poi confermata dalle osservazioni che Galileo Galilei fece con il suo cannocchiale nel 1609. Così scrive lo scienziato pisano nel Sidereus Nuncius:

«Quello che in terzo luogo osservammo è l’essenza o materia del cerchio latteo, il quale attraverso il cannocchiale si può vedere in modo così palese che tutte le discussioni che per tanti secoli hanno travagliato i filosofi, si dissipano con la certezza della sensata esperienza, e noi siamo liberati da sterili dispute. La Galassia infatti non è che un ammasso di innumerevoli stelle disseminate a mucchi; in qualunque parte si rivolga il cannocchiale sempre si offre alla vista un grandissimo numero di stelle, molte delle quali si vedono abbastanza grandi e ben distinte, mentre la moltitudine delle più piccole è del tutto inesplorabile.»

Con queste parole Galileo Galilei illustrando i risultati delle sue osservazioni, pone fine alle numerose “sterili dispute” filosofico-scientifiche delle epoche precedenti circa la natura della Via Lattea, affermando che essa non è che “un ammasso di innumerevoli stelle”.

Oggi sappiamo che la nostra Galassia (come tutte le galassie del cosmo) è un sistema costituito da un agglomerato di migliardi stelle e polveri interstellari molto dense e così lontane da noi che alla nostra vista appare nei cieli notturni come una striscia lattiginosa indistinta (nei luoghi ancora non raggiunti dall’inquinamento luminoso).

Tutte le stelle che vediamo in cielo appartengono alla Via Lattea con le quali poi l’Uomo, unendo tra loro alcune stelle come in un gioco della Settimana Enigmistica, ha creato le figure geometriche che costituiscono le costellazioni.

Noi non siamo in grado di vederla nella sua interezza, perché siamo all’interno di essa . Secondo gli studiosi essa è una galassia a spirale “simile” a tante altre sparse nel cosmo. A suggerirlo è il risultato di un nuova ricerca che ha permesso di rilevare una galassia strutturalmente molto simile alla Via Lattea (https://www.media.inaf.it/2021/05/28/la-via-lattea-ne-unica-ne-rara/)

Oggi a causa dell’inquinamento luminoso, più di un terzo della popolazione mondiale non riesce più a osservare la Via Lattea di notte, e in alcuni casi deve spostarsi per centinaia di chilometri prima di potere raggiungere un punto in cui è nuovamente visibile. Secondo gli astronomi l’impossibilità di vedere la Via Lattea a occhio nudo è una grave perdita per tutti e così scrive l'astrofisica Patrizia Caraveo: “Si chiama inquinamento luminoso ed è, al tempo stesso, uno spreco economico e un danno estetico perché, illuminando male la notte, spegniamo le stelle e perdiamo uno degli spettacoli più emozionanti che la natura ci offre”.

Dopo il brutto periodo della pandemia, il verso di Dante “e quindi uscimmo a riveder le stelle” diventa un messaggio universale di speranza, di un nuovo cammino verso la luce.

Sono questi i versi che medici e infermieri dell'ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze hanno letto il 25 marzo scorso, giorno celebrativo del Dantedì.

Un messaggio che va oltre la speranza e suona come importante promessa

.

 

 

*******************************************

 

 

 

 

Ho il piacere di inserire l'articolo "Stelle cadenti per tutti di Giovanni Battista Castelnuovo responsabile dell'Osservatorio astronomico, della scuola Filzi di Laives (BZ)  https://www.iclaives1.edu.it/

 

Stelle cadenti per tutti. Il desiderio che avete espresso dopo l’avvistamento di una stella cadente non si e’ avverato? e avreste voglia di rivederne altre per provare a riformulare altri desideri? Niente paura, non occorre che stiate naso all'insù un’intera notte, magari al freddo, infatti esiste un metodo per vederle stando comodamente a casa, e questo anche di giorno, che si chiama Meteorscatter. Ma prima, per chi se ne fosse dimenticato, ricordiamo cosa sono esattamente questi oggetti celesti, che vengono chiamati impropriamente stelle cadenti. Il primo a spiegarne correttamente l’origine fu l’astronomo italiano Giovanni Virgilio Schiaparelli, (si, proprio lui, quello che ipotizzò, erroneamente, l’esistenza di canali, forse di origine aliena, sulla superficie di Marte…), che a fine ottocento, correlò giustamente la periodicità dei vari sciami di stelle cadenti, all’attraversamento, (nel suo moto di rivoluzione intorno al sole), della terra nelle orbite di comete. Ad esempio lo sciame delle Perseidi, le famose lacrime di S. Lorenzo dei primi di agosto, e’ dovuto alla percorrenza della terra in parte dell’orbita della cometa 109P/Swift-Tuttle. Lo Schiaparelli, dimostrò che le comete, quando si avvicinano al sole, parte della loro superficie si dissolve o evapora, formando una lunga coda di gas e polveri, e lasciando sulla stessa orbita, una scia di numerosissimi detriti (pezzetti di ghiaccio, sassolini, e pulviscolo). Quando la Terra, attraversa queste regioni, il pulviscolo ed i detriti penetrano nell'atmosfera terrestre ad altissima velocità (anche fino a 50 Km al secondo - 180000 Km/h), e a causa del forte attrito e surriscaldamento, lasciano dietro di se una scia colorata, dovuta alla ionizzazione delle molecole dell’atmosfera. Ed ora torniamo al nostro Meteorscatter, abbiamo visto che durante l'ingresso di un meteoroide nell'atmosfera, ad altezze tra gli 85 ed i 105 km, lascia dietro di sé una scia di ionizzazione (un paraboloide allungato) di decine di chilometri. Questa scia normalmente e’ della durata di 1 secondo o meno, ma a volte persiste anche alcuni minuti, se questa scia ionizzata viene colpita da un’onda radio, questa viene riflessa, e tale riflesso, chiamato ping, puo’ essere rilevato da una stazione ricevente.

Schema di rilevamento delle meteore tramite Meteorscatter

Gli ingredienti per fare questo tipo di osservazioni sono i seguenti: cercare su una frequenza radio non modulata, utilizzare una antenna tarata su questa frequenza, rilevare il segnale riflesso con una radio sintonizzata sulla frequenza scelta precedentemente e far elaborare questo segnale audio da un particolare software (analizzatore di spettro) per poter visualizzare i segnali ricevuti. Ad esempio, nell’osservatorio astronomico, della scuola Filzi di Laives (https://www.iclaives1.edu.it/) che gestisco, e’ stato installato un piccolo sistema ricevente, composto da un’antenna di tipo verticale, tarata sui 145 Mhz, una radio SDR (Software Defined Radio), gestita da PC e sintonizzata sulla frequenza di 143,049 Mhz ed un software (Spectrum Lab) per poter visualizzare il segnale ricevuto. La frequenza di lavoro (143,049 Mhz), e’ relativa al segnale emesso da un radar, denominato GRAVES, collocato in Francia nei pressi di Digione. Si tratta di un potentissimo trasmettitore radio (della potenza di centinaia di Kw), gestito dall'aeronautica militare francese, che scansiona 180° di spazio da est a ovest, per mappare e catalogare gli oggetti che orbitano nello spazio intorno al nostro pianeta. Ed ecco nelle immagini che seguono, le tracce del passaggio di meteore, rilevate con questo sistema, certo meno affascinanti di quelle visibili ad occhio nudo, ma pur sempre meteore!

 

 

 

HOME PAGE

RUBRICHE